Sora Antica (La storia, la cultura, i personaggi e le tradizioni, le ricette e lemanifestazioni)


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Canceglie

C'era una volta > C'era una volta... a Sora - D. Di Passio

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Domenico Di Passio
C' era una volta... a Sora

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Cancèglie

C'era una volta, non tanto tempo fa, un vecchio e glorioso rione sorano che si chiamava Cancéglie.

Oggi c'?ancora, ma non ?pi?quello di prima, tanto ?mutato nell'aspetto, nei costumi, nelle usanze, nel dialetto, nell'anima stessa dei suoi figli.

Allora Cancéglie era Sora, la vera Sora, quasi un paese a s? cittadella temuta e rispettata, fucina di artigiani impareggiabili, centro propulsore di ogni manifestazione artistica e culturale.

Un capriccioso agglomerato di case vecchie, antiche, a prova di terremoto, l'una all'altra avvinta come in un eterno amplesso d'amore o forse di reciproco sostegno.

Ogni finestra -un piccolo giardino pensile traboccante gerani, rose, garofani e con tanto basilico profumato- affacciata su quella dei vicini per le confidenze spicciole, i colloqui interminabili, i pettegolezzi pungenti, i litigi tanto accaniti quanto effimeri.



Piazza Orto Baronio



Vicoli stretti e contorti, caratterizzati all'inizio da qualche «sopportico?alto e lungo, un arco basso qua e l? avvolti sempre nell'ombra ora tenue ora cupa e tuttavia folgorati, a tratti, da fasci di luce solare penetrata a forza l?dove il groviglio di tetti concede un pur minimo spiraglio.

Dovunque un festoso, vociante, rumoroso sciamare di gente.

Popolane, allegre e chiacchierine, in ogni stagione schierate al sole con le mani perennemente impegnate in pazienti ricami, elaborati rammendi; oppure intente a sferruzzare e lavorare d'uncinetto con incredibile rapidit?o anche a pettinarsi a turno, scambievolmente, i lunghissimi capelli sciolti; non di rado sospese e attente nella ricerca, a dito bagnato, sotto le pesanti sottane, di qualche pulce impertinente ed irriguardosa.

Gli artigiani, quando il tempo lo permette, lavorano a cielo aperto, commentano argutamente i fatti del giorno, rimproverano sgarbatamente qualche monellaccio che rincorre una palla finita in mezzo agli arnesi del mestiere o sotto il banco di lavoro depositati sul suolo pubblico senza tema di dover pagare tassa alcuna alle competenti autorit?

I«cuccioni?scalzi, seminudi, nemici dichiarati di acqua e sapone, padroni assoluti di ogni angolo di strada, corrono veloci come saette, scompaiono per riapparire subito dopo nei pochi largari, negli angusti cortili, nelle gaie piazzette trasformate in palestre per le «pazzie?sfrenate, senza giocattoli veri, ma ugualmente affascinanti e divertenti.


Vicolo Casamari


Se ?impossibile contarli questi esempi viventi di moto perpetuo, ?facile riconoscerli perch?sembrano usciti tutti dalla stessa matrice; astuti ed intelligenti, attaccabrighe e loquaci, generosi e sensibili, indolenti ed orgogliosi.

Chiese vetuste, brutte di fuori, inopinatamente raccolte, curate, linde di dentro, come a testimoniare un sentimento religioso profondamente radicato, prezioso e forse unico retaggio trasmesso di padre in figlio.

Venerazione autentica, devozione esclusiva con una nota di fanatico campanilismo, che per?non guasta n?stona, per certi santi, pochi santi: San Rocco in prima linea, «despota?assoluto, accentratore, incontentabile nei festeggiamenti sempre pi?grandiosi; San Giovanni Battista, mite come la pecora che porta a lato, soddisfatto di poco: la «segnora? mirabilmente guidata da Zarrone nell'indiavolata ballarella, imbottita di petardi e di bengali, che alla fine «muore bruciata? la banda di Castelliri, i «faoni? la cuccagna, i «cuccioni?che «battono l'acqua?al suono del «tocco? la suggestiva cerimonia che crea tanti nuovi compari sulle rive del Liri; la Madonna del Carmine dapprima smaniosa di competere col patrono della peste, poi via via rassegnata ad un ruolo di secondo ordine.



Via Milazzo



Tutti, a Cancéglie, senza alcuna eccezione, si portano appiccicato addosso, come un titolo nobiliare, singolari, geniali soprannomi ricevuti in eredit?o acquisiti per merito proprio, per un difetto fisico, per una carenza morale, spesso per un nonnulla o per motivi oscuri, misteriosi, inspiegabili.

Solo pochi, assai raramente ed in principio, si ribellano, reagiscono, ma alla lunga, come tutti gli altri, lo tollerano, lo accettano, ne menano perfino vanto, non si voltano neanche se vengono chiamati con il nome di battesimo e, se potessero, in vita, lo farebbero scrivere sull'uscio di casa e stampare sui biglietti da visita, cos?come accade immancabilmente negli annunci di morte che, ai fini di una sollecita e sicura individuazione, portano sempre il soprannome in tutta evidenza anche se fra parentesi.

«Aglie ammazzature la carne a basse macéglie! ...?br />
«E' misse' mmane i Marescialle che 'lle uine bianche e rusce...?

La forte voce, un po' roca di Bidello, che spera da sempre di divenire banditore municipale, risuona nelle strade in una specie di cantilena da muezzino nostrano, monotona ed incomprensibile se non soccorresse un pezzo scelto di pancetta o il litro marcato colmo di vino tenuti in mostra in precario equilibrio sul palmo della mano destra protesa verso la curiosit?dei passanti o abbassata fino al naso per la prova fiuto dei pi?esigenti.

«Scerrapaniche? selvatico, scorbutico, sempre pi?somigliante ad un satiro alla rovescia, nelle calde serate estive, si preannuncia con il penetrante lezzo dell'enorme, gagliardo becco («i sappe?, fin dalla «calata?del ponte di Napoli, trascinandosi avanti un magnifico gregge di capre ben pasciute, pigre e tuttavia pronte a scattare al primo fischio, al secco richiamo, puntuale preludio all'uso del bastone.

All'Arena, le contadine, lungo il muraglione, gi?spazientite dalle razzie rapidissime dei «cuccioni? difendono disperatamente «i matte?freschi di bella insalata, disposti sapientemente a tondo nei grossi canestri, dalla voracit?dei ruminanti ostinati e testardi, malgrado qualche calcio ben dato proprio sul muso.

«Babbaccèlla? personaggio da fiaba, capostipite dei moderni industriali del freddo, nella sua bottega-caverna, a met?del vicolo Fortuna, con i piedi nudi di cui si intravedevano soltanto le unghie nere e curve da rapace, coperti come sono dal lunghissimo abito che di dietro spazza il pavimento, sta bisticciando, come di consueto, con clienti troppo pretenziosi che per pochi soldi la costringono a cercare nel grande frusciante cumulo di foglie secche, blocchi pi?compatti di neve che, tocca e ritocca, impiccoliscono a vista d'occhio.

Pi?gi? in mezzo all'Orto Baronio, nugoli di «cuccioni?disputano interminabili partite a palla, «pazzéine?a «tràu lónghe? «mazzitte? «tétte cauàglie ca mo me ne uénghe? «a mèrcula? «a tre sbirre? «a sassitte? «a rachèla? «a biricchine?


Vicolo S.Antonio Abate



Dietro al vicolo «Geliana? pi?bravi, accesi in volto ed eccitati, si cimentano nel gioco delle palline, quelle di vetro residuate dalle bottiglie di «gazzosa?rotte e quelle di «coccia?inizialmente dipinte in sgargianti colori e via via sbiadite e «rezzecose? urlando a perdifiato le curiose formule di rito: «sdòsse 'npétte a remanten?.. muro tutti sdosse fench?u?alla fossa senza storce palme.., muìbbela a me alla fossa!!... ?

Negli angoli pi?tranquilli, i pi?fortunati «fanno a bottoni? sostituti ideali dei soldi che quasi nessuno ha mai visti n?posseduti, dannandosi l'anima in caso di perdita e soprattutto nell'eventualit?di dover «scambiare una pacchiana?rarissima a trovarsi e quindi motivo di vanto per chi la possiede e d'invidia per gli altri.

I pi?fanatici «fàu zem?i strùmmele? si sfidano a «pungolate? raccogliendo, come preziosi trofei di vittoria, nel proprio «ossario?i pezzetti e le schegge conquistate all'antagonista, arrossiscono quando la trottola «fa patana?o «se sfruglia la zagaglia? limano e rilimano la punta per evitare la pur minima tendenza «ballerina? mimetizzano da maestri qualche venatura del legno chiamata con espressione irrepetibile.

«Tresina Stangòna? magra, lunga e segaligna, espone nella tetra botteguccia frutta per lo pi?secca, non proprio di prima scelta, di cui riesce a vendere forse meno della met? non certo per difetto di clientela, bens?per l'ininterrotto viavai di bande di «cuccioni? dei quali uno solo, il pi?ricco, compra «un soldo di qualcosa?distogliendo in mille modi la pur vigile attenzione della proprietaria, mentre tutti gli altri consumano gratis, inventando una variatissima gamma di furti con destrezza degni della migliore scuola napoletana.

Quando c'?vento, lungo lo sperone di «Sant'Antone? sul verde piazzale di «Truècchia? «s'annàriene le camète? meravigliose creazioni uscite dalle mani esperte di «cuccioni?in eterna competizione tra loro, variopinte farfalle legate ad un filo volanti alte e leggere in un fremito di «cóle?e di «manette? leggiadre ballerine del cielo azzurro inebriate dalla musica dell'infinito, fantasmagoriche messaggere



Vicolo Portico Capizzo


che si portano lass?la speranza, le illusioni, l'anelito di una fanciullezza che ?felice e ricca pur senza possedere niente.

Il sogno ad occhi aperti ?finito!

Questa volta, invece dell'abituale personaggio non ho saputo resistere alla tentazione di parlare del rione nel quale sono nato e cresciuto e dal quale mi sono allontanato solo col corpo e mai col cuore.

Scrivendo ci ho messo tutta l'anima, un pizzico di fantasia, tanto sentimento ed un... vago desiderio di piangere.

La struggente nostalgia del tempo che fu, la dolce malinconia per un mondo magico dove tutto era poesia e che ora non ?pi? forse mi hanno fatto velo alla memoria al punto di omettere tante altre cose belle e degne di menzione, quali la processione dei cornuti dell'undici novembre, festa di San Martino, «la scùrdia?nella settimana di passione, «i terentóste? singolare, sgradita serenata per nozze celebrate «fuori tempo massimo?

Vi ?piaciuto, cari amici lettori, questo mio sogno? Voglio farvene dono, prendetelo, ve ne prego! ?vostro!

In cambio vi chiedo soltanto una cosa: amate sempre Cancéglie, custodite gelosamente le memorie di Cancèglie, scrivete - se potete e se volete - di Cancéglie, affinch?le generazioni future conservino la testimonianza viva concreta palpitante di un rione che era Sora e che, in qualche modo, almeno nel cuore di tutti i suoi figli, ?e sar?Sora.

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