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I babbaceglie

C'era una volta > C'era una volta... a Sora - D. Di Passio

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Domenico Di Passio
C' era una volta... a Sora

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I babbacèglie

C'era una volta, tanti anni fa, un simpatico personaggio che, pur essendo piccolissimo di statura, giganteggiava romantico, misterioso, inafferrabile sulle ali della fantasia popolare.

Tutti lo chiamavano "Babbaceglie", un nome dolcissimo a pronunciarsi, che, tuttavia, suscitava ancestrali timori più che sufficienti a soffocare sul nascere ogni pur timida iniziativa diretta a scoprirne l'origine e la vera natura.
Nessuno, forse, aveva mai visto un "Babbaceglie" da vicino. Eppure la minuziosa descrizione che se ne faceva, mostrava puntuali e precisi punti di convergenza.

Un piccolo essere, le cui sembianze lo facevano apparire, di volta in volta, un nanetto, uno gnomo, un folletto o addirittura un diavoletto.

Non era mai brutto, anzi piuttosto bellino, sebbene sul visetto portasse ben evidenti i segni di un carattere dispettoso, furbissimo e simpaticamente malandrino.

Vestiva immancabilmente di rosso vivo e calcava sulla testa un buffo berretto di lana dello stesso colore, che ardito si protendeva in su, ultimo, efficacissimo tocco di classe di un abbigliamento eterno ed immutabile.
I"Babbaceglie", in fondo, era altruista, generoso, amico dei poveri, un vero paladino di bontà.

Non è che avesse di suo, ma era bravissimo a prendere i soldi là dove ce n'erano tanti per portarli, di nascosto, di notte e senza farsi mai vedere, proprio là dove ce n'erano pochi, spesso niente.

Il minuscolo eroe, però non è che fosse perfetto in tutto e per tutto, perché anche lui aveva le sue piccole manie, che, a dire il vero, non si sforzava affatto di mantenere celate.
In genere quando beneficiava una famiglia angustiata da una povertà atavica, da una fame cronica ai limiti della sopravvivenza, privilegiava, immancabilmente, quella nel cui seno c'era una donna notoriamente bella, prosperosa ed attraente.

I"Babbaceglie", naturalmente, il gruzzolo lo depositava nei posti più impensati, quasi sempre in soffitta o nel sottoscala, e non sempre era facile trovarlo subito, poiché la casuale scoperta doveva essere fatta, per forza di cose e con grande stupore, dall'uomo di casa più importante, padre o marito che fosse.
A questo punto all'iniziale sorpresa faceva seguito un dubbioso imbarazzo, un vago senso di incredulità, una discreta e silenziosa indagine per chiarire il non proprio sgradito mistero... poi, di comune accordo ed in piena segretezza, si concertava di non farne parola con nessuno, specie con i bambini ed i vecchi della famiglia.

Questa precauzione non poteva, né doveva assolutamente essere trascurata!
Una sola parola, una minima indiscrezione, un mezzo sussurro e... addio "Babbaceglie" che, permaloso e vendicativo, sceglieva altri itinerari più sicuri per le sue scorribande notturne.

La gente, questa si che poteva parlare e parlava liberamente, formulando le ipotesi più cattive ed audaci, allorché constatava improvvisi stati di benessere, vedeva scomparire, come d'incanto, i lunghissimi conti quotidianamente crescenti sulla "libretta" ben celata nel cassetto del negozio di generi alimentari, invidiava il miracolo di bellissime scarpe calzanti piedi dapprima votati ad una perenne nudità.

La malignità, la cattiveria, l'incredulità, il progresso, che ha dato la luce anche agli angoli più nascosti, non riusciranno a sminuire e distruggere il mito del più temuto ed affascinante mini-eroe della fanciullezza, una sorta di arguto e generoso giustiziere della notte, un personaggio malizioso, birichino e misterioso.

I"Babbaceglie", malgrado tutto, continuerà ad ammiccare ed a sorridere furbescamente, ancor oggi e negli anni venturi, di certo sotto mentite spoglie, forse non più vestito di rosso fiamma, salvato, tenuto in vita, immortalato da quella eterna, inestinguibile, arcana malattia degli uomini che si chiama fantasia.

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