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I strummele

C'era una volta > C'era una volta... a Sora - D. Di Passio

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Domenico Di Passio
C' era una volta... a Sora

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I strummele

C'era una volta, tanti anni fa, un singolare, modesto ed umile giocattolo che tuttavia esercitava un irresistibile fascino su tutti i ragazzi dai sei sette anni in su.

Si chiamava "strummele", un nome dal suono aspro, duro nella prima sillaba, più dolce nella doppia "m" centrale, fino a spegnersi nella muta "e" finale.
Scoprire come mai la parola italiana trottola si sia trasformata in quella dialettale "strummele", sarebbe certamente interessante e suggestivo, ma fuorviante rispetto alle finalità di questa scritto che si propone di rievocare, in chiave sentimentale, un aspetto anzi un modo di divertirsi dei "cuccioni" di un tempo, felici e ricchi pur senza possedere niente.

"I strummele" è, dunque, un giocattolo di legno a forma di pera o di cono, munito di canalature sulle quali si avvolge una cordicella (la "zacaglia") che, tirata con forza, gli imprime un rapido movimento di rotazione sulla punta.
Per costruire uno "strummele" degno di rispetto occorreva sempre un bravo artigiano capace di lavorare al tornio un legno poco nobile e pregiato, quale il faggio nostrano, crudo e non sempre stagionato.

La scuola napoletana fortemente ancorata alla trottola a forma di cono non trovava alcun riscontro nella tradizione sorana da sempre orientata per la forma a pera con la parte superiore piuttosto larga ed ampia che degradava elegantemente fino alla punta non troppo lunga, ricavata da una vite mozzata della testa e magistralmente limata per evitare ogni tendenza "ballerina".

"I strummele" nelle mani dei cuccioni di "Canceglie" diveniva come d'incanto uno strumento magico che si esaltava in manifestazioni di incredibile virtuosismo, in eterne competizioni caratterizzate da un rituale immutabile e suggestivo.

Qualche volta, "i strummele" oltre ad essere motivo di orgogliosa fierezza e di grande soddisfazione per il padrone, provocava anche qualche grosso dispiacere ed amare lacrime segrete.

Certo è esaltante vedere "i strummele" che "fa la capuana", è elettrizzante sentirne la musica quando "fa i iupepenare", è dolce ed ad un tempo mozzafiato la trepidante attesa del rumoroso e scomposto risveglio dopo essersi addormentato silenzioso, leggero, quasi totalmente immobile.

Quando, però, "se sfruglia la zacaglia" e "i strummele" "fa patana", allora alle immancabili risate fa seguito una inesauribile girandola di parole di scherno, una variopinta gamma di irrepetibili apprezzamenti.

Il momento più brutto e drammatico si verificava allorché "faceva a pungulate".
Abitualmente il gioco si svolgeva in due modi e con due o più partecipanti.
Si disegnava un cerchio per terra, si gettava alla conta e a chi toccava doveva poggiare il suo "strummele" al centro di esso.

I giocatori, quindi, facevano "zemà" "i strummele" cercando di colpire quello del malcapitato antagonista.

Alla fine chi sbagliava pagava.

Si cercava un incavo e giù violente e precise "pungulate".

Il piccolo cuore del soccombente batteva forte forte.

Qualche volta "i strummele" si spaccava in due nel generale divertimento e nell'esplosione di un coro assordante di grida festose.

Spesso saltavano via piccole schegge che il vincitore raccoglieva e custodiva gelosamente nel suo "ossario" personale, che non era altro che una piccola buca in un posto segreto ricoperta di un pezzo di vetro "per bello vedere" e quindi di terra.

L'altro modo consisteva in un preliminare identico, ma invece del cerchio, si stabiliva un punto di partenza ed uno di arrivo e "i strummele" che si "metteva sotto" veniva spinto in avanti a turno dai giocatori che facevano girare "i strummele" lo raccoglievano sulla mano e poi lo colpivano fino a superare la linea finale.

Se tutto andava bene e senza che uno dei contendenti "facesse patana" dal che nasceva l'obbligo di "mettersi sotto", il gioco si concludeva con la cerimonia delle "pungulate" che puntualmente richiamava la divertita e rumorosa attenzione di tutti i"cuccioni" stazionanti nei dintorni.

I ragazzi di oggi sanno poco o nulla sul fascino, sulla poesia sulla suggestione che "i strummele" era capace di esercitare su tutti, piccoli e grandi.
Miei giovani amici se per caso mi state leggendo, se volete saperne di più domandatelo ai vostri nonni e magari anche ai papà se non più tanto giovani.


I strummele


Probabilmente ne saranno felici e racconteranno, divertiti e commossi, piccoli episodi, frammenti di una fanciullezza gioiosa e spensierata anche senza giocattoli veri e costosi.

Attenzione, però, se si mostreranno disinteressati o addirittura seccati.

Adesso debbo rivelarvi un piccolo segreto.

Se diranno che ormai sono passati troppi anni, che non sono più capaci "a fa zemà i strummele", fate finta di crederci e non li mortificate; perché essi, da ragazzi, neanche allora, erano tanto bravi da evitare che "i strummele" facesse "patana".

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