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Il palo della bandiera

C'era una volta > C'era una volta... a Sora - D. Di Passio

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Domenico Di Passio
C' era una volta... a Sora

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Il palo della bandiera

Lassù, tra la chiesetta di S. Antonio Abate e quella della Madonna delle Grazie, in un punto più vicino alla seconda, a mano destra dell'erta salita, si apre improvvisamente un bel largario che tutti da sempre hanno chiamato "il cortile".

Proprio al centro di questo campeggia un grosso palo di ferro che sfreccia verso l'alto, ardito, elegante, certamente fiero della sua lunghezza di quasi trenta metri.

Fino a qualche tempo fa, il palo sembrava accusare tutto il logorio e le vicissitudini di un'esistenza non sempre facile.

L'angoscia della solitudine per essere stato privato della bandiera, indispensabile completamento ed insostituibile compagna di tante gioiose e gloriose ricorrenze, traspariva nel progressivo propagarsi della ruggine, prorompeva nel vertice che, piegandosi malinconicamente e pericolosamente da un lato, pareva protestare nell'unico modo possibile.

L'affetto immutato ed immutabile, di tantissime generazioni di ragazzi i quali - da oltre mezzo secolo - perpetuano il gioioso ed assordante rito di percuoterlo alla base con grossi sassi, in uno strano concerto che, portato dall'eco, si espande su tutta la città, forse stava a significare che non tutto era perduto.

Il palo, sebbene vecchio e malato, sperava e sognava.

Il 16 dicembre 1984, infatti, viene ripristinato il rito dell'alzabandiera.
Il palo, rimesso a nuovo, si erge verso il cielo azzurro, nella gloria di una splendida mattinata di sole, più bello, solenne e maestoso di prima.

C'è poca gente nel "cortile": il sindaco, un rappresentante del comune di Fiesole, due consiglieri ed alcuni dipendenti comunali, un operaio, un ragazzo, un ex alpino, un bersagliere, un fotografo, tre o quattro volenterosi, amanti della montagna.

A rendere gli onori militari ci sono due vigili urbani in grande uniforme, guidati dal comandante.

Una cerimonia semplice, suggestiva, commovente.

La bandiera enorme, di cinquanta metri quadrati, sostenuta dalle amorevoli mani dei presenti, si ricongiunge finalmente al palo che, nel silenzio attonito che si è fatto tutt'intorno, vibra tutto emettendo suoni sommessi e delicati.

Poi, lentamente la bandiera comincia a salire, tirata su dall'ex bersagliere, che tradisce la forte emozione nelle guance divenute rosse di fuoco, pur nel freddo della mattinata dicembrina.
Alcuni minuti di profondo raccoglimento, uno spontaneo applauso e un breve discorso del sindaco.

Gli occhi, un po' lucidi per qualche lacrima invano frenata, guardano in su, avvinti da uno spettacolo tanto insolito, quanto straordinario.
La bandiera, una volta arrivata alla punta, si è stretta intorno al palo avviluppandolo in un amplesso lungo, tenace e per nulla infastidito dai continui assalti della brezza mattutina sottile, persistente ed abbastanza forte.

La resistenza, però, dura poco.

Un susseguirsi di sussulti, un primo dispiegarsi come a schiaffeggiare l'aria, un'ultima carezza al palo... poi, sotto la spinta del vento vittorioso, il vessillo si apre tutto e garrisce festoso, allegro e scoppiettante.

Certe volte succede che, nel mese di dicembre, alle nove di mattina, un sogno divenga, come per miracolo, realtà.

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