Sora Antica (La storia, la cultura, i personaggi e le tradizioni, le ricette e lemanifestazioni)


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Se i sogni divenissero realtà

C'era una volta > C'era una volta... a Sora - D. Di Passio

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Domenico Di Passio
C' era una volta... a Sora

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Se i sogni divenissero realtà

A nessuno, specialmente se dotato di un pizzico di fantasia, è proibito sognare ad occhi aperti. A me è capitato spesso, allorché così senza volerlo, mi sono scoperto a pensare alla Sora di un tempo contrapponendola a quella di oggi, forse più bella e ricca ma meno serena e giudiziosa.

La vita di allora scorreva placida, tranquilla, fors'anche un po' monotona, e tutti ne erano più che contenti e, per una sorta di ancestrale superstizione, non osavano di lamentarsene più di tanto nel timore di un peggioramento sempre possibile.

Le vecchie nonne, a sera, quando tutta la famiglia si raccoglieva, d'inverno, intorno al braciere o vicino al camino, trovavano sempre il tempo per recitare il rosario di quindici poste, cui seguiva puntualmente una infinita serie di preghiere, destinata ad allungarsi sempre più, via via che morivano altri parenti o amici.

La televisione non c'era. Si parlava perciò, di tante cose, si faceva il consuntivo della giornata, si raccontavano fiabe, si leggeva la vita dei santi, si progettava, sempre con qualche difficoltà, il pranzo del giorno dopo.

Le strade, sebbene senza asfalto, erano piuttosto pulite ed anzi Sora era considerata, per unanime riconoscimento, la città più nitida e netta di tutta la ciociaria e quasi quasi dell'intero Lazio. Le persone, allora, erano più genuine, più sincere, più buone e di conseguenza c'era più amicizia, più solidarietà, più fratellanza, insomma più amore (non bisogna aver paura di usare queste parole ed in particolare l'ultima).

È forse pretendere troppo per uno come chi scrive, perennemente innamorato di Sora, desiderare una città diversa, più moderna, più civile e finalmente restituita al suo naturale ruolo di centro guida, di punto di riferimento di un intero territorio. Mi si accusi pure di eccessivo campanilismo, ma voglio dire, così alla buona tutto quello che desidererei fare per la mia città.

Io sogno che il glorioso "Capitol" possa diventare un Teatro Stabile Cittadino, sovvenzionato da un istituendo consorzio tra il Comune di Sora, l'Amministrazione Provinciale e quella Regionale e messo a disposizione di volta in volta di scuole, associazioni, compagnie teatrali e di chiunque altro ne avesse bisogno per manifestazioni, culturali, dibattiti, convegni.

Io sogno che il Centro Storico, così come adesso ristrutturato e rimesso a nuovo, possa trovare un ulteriore motivo di affascinante richiamo, dotando tutte le finestre e balconi di vasi contenenti tutte le varietà di gerani, una pianta tanto facile a coltivarsi quanto naturalmente dotata di straordinaria bellezza.

I locali terranei, a partire da Via Branca e fino a tutto il Borgo San Rocco, dovrebbero essere destinati a piccoli negozi per prodotti dell'artigianato locale, a botteghe di antiquariato, a tradizionali ristori e tavernette.

Io sogno la promozione di una campagna a tutti i livelli, denominata "Sora Pulita", diretta a creare un forte impegno civico di tutte le componenti sociali con lo scopo di fare della nostra città una piccola Svizzera per ordine, pulizia e decoro non solo per le strade, ma anche sui muri delle case, eliminando per sempre l'orribile sconcio dei manifesti affissi fuori dai normali tabelloni.

Io sogno che la Torre, posta a fianco della chiesetta di S. Antonio Abate, sia finalmente restaurata e dotata di un orologio che segni le ore, con il fervido augurio che siano sempre liete e festose e che scandiscano felici momenti di rinascita e di progresso di una città che non aspetta altro.

Io sogno che nella zona di Via Napoli sia costruita una grande Chiesa dedicata a S. Giuseppe Artigiano, dove gli abitanti possano continuare a dimostrare decorosamente la profonda fede cristiana che li ha sempre contraddistinti.
Io sogno che l'ex Campo Boario, previa radicale disinfestazione e completa bonifica, possa diventare la seconda Villa Comunale all'ombra dei bellissimi alberi secolari.

Io sogno... preferisco fermarmi... perché se tutto continuasse come prima... la cocente delusione potrebbe interrompere per sempre il flusso della fantasia.
In ogni caso, sognare non costa nulla.

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