Sora Antica (La storia, la cultura, i personaggi e le tradizioni, le ricette e lemanifestazioni)


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Valle Radice e l'istituto di San Camillo

C'era una volta > C'era una volta... a Sora - D. Di Passio

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Domenico Di Passio
C' era una volta... a Sora

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Valle Radice e l'Istituto San Camillo

Non lontano da Sora, a destra della strada statale Valle del Liri che corre tortuosa verso la Marsica, delimitata in avanti dalla ferrovia, confine aggressivo imposto dal progresso eppure armonicamente inserito nell'ambiente, cinta alle spalle da uno scenario di montagne, mutevole a seconda della stagione, ma sempre straordinariamente bello e suggestivo, si estende, ora degradando dolcemente ora alzandosi quasi a divenire collina, la stupenda, pittoresca, silenziosa contrada di Valle Radice.

La fantasia popolare ha tramandato attraverso i secoli un'affascinante leggenda secondo la quale, in tempi lontanissimi, questa incantevole località si chiamasse Valle Del Sonno, in omaggio ad una giovane e leggiadra pastorella chissà per quanto tempo addormentata in un soffice letto di foglie e sotto la verde frescura degli alberi antichi, nel pianto sconsolato dei congiunti e nella muta ammirazione di cento, forse mille cavalieri che, transitando nella zona, non osarono mai svegliarla, né turbarne il sereno, tranquillo riposo.

In epoca meno remota, a cavallo tra la fine del 500 e gli albori del 600, il Cardinale Cesare Baronio, il cui vero cognome era Barone latinizzato in seguito in Baronius, nella solitaria, infinita, divina pace di questo angolo di paradiso, all' ombra di una quercia secolare che poi prese il suo nome, trovò l'ispirazione, l'estro, l'energia per donare alla Chiesa gli «Annales» una colossale opera in dodici volumi, rimasta celebre ed insuperata fino ai giorni d'oggi.

Pochi anni fa Valle Radice sembrava condannata a trasformarsi da oasi di pace in una plaga spoglia ed abbandonata.

Gli orribili scavi per il quotidiano prelievo di «rapiglio», stucco e pietre morte, a poco a poco, con lenta ma inesorabile progressione, facevano scempio della lussureggiante vegetazione, deturpavano la maestosa, severa bellezza del paesaggio, cominciavano ad aggredire da ogni parte la meravigliosa pineta, gloria e vanto di tutta una città.

Il coro di proteste di molti sorani, tanto tempestivo ed accorato quanto platonico, per il vile, scriteriato attentato ad un bene di inestimabile valore ritenuto patrimonio comune, sarebbe valso a ben poco se in questi ultimissimi tempi non si fosse annunciata una speranza di rinascita concretizzata via via in un fervore di iniziative pubbliche e private.

Per interessamento della Civica Amministrazione la strada principale, quasi per intero, è stata asfaltata ed illuminata.

Un grande Ristorante, moderno ed accogliente, è stato realizzato da un intraprendente figlio della Valle che gli ha dato anche il suo nome: «Bartolomeo».

Il Santuario di Valle Radice è stato rinnovato integralmente ed innalzato ad uno splendore senza precedenti dall'instancabile e fattiva opera di Don Gabriele Bizzarro, un Sacerdote di cui chi scrive si onora di essere amico devoto e fraterno da quasi cinque lustri.

Infine l'Istituto S. Camillo costruito nel 1969 e diretto dal dinamico Padre Raffaele Zaccagnino, un acquisto prezioso di cui tutti apprezzano con simpatia lo zelo sacerdotale e lo spirito di iniziativa.

Questa magnifica realizzazione merita una descrizione più particolareggiata.
Una modernissima costruzione, incastonata come un gioiello proprio nel cuore della famosa pineta, la quale non ha nulla del convitto-colleggio tradizionale.
Un comodo viale di accesso in leggero pendio, ingentilito a destra e a sinistra da aiuole fiorite e ben curate, immette nell'ampio piazzale in cui si erge il monumento raffigurante S. Camillo con un fanciullo e da dove, come da un'originale veranda naturale, ci si affaccia, in felice prospettiva, alla visione panoramica di Sora, e più da vicino, all'ammirazione di un mini-ranch riprodotto fedelmente in legno e ferro battuto.

C'è pure un campo sportivo piccolo e civettuolo e non manca una palestra attrezzata di tutto punto.

Nell'interno stanze ariose, belle, accoglienti; camerate modello caratterizzate da servizi igienici perfetti ed efficienti; enorme cucina dotata di tutte le necessarie comodità; sala da pranzo allegra e festosa, sia per la tanta luce che piove da ogni dove sia per la indovinata disposizione dei tavoli; cinema-teatro intimo e raccolto e tuttavia più che sufficiente per le frequenti proiezioni e le estemporanee rappresentazioni degli alunni; biblioteca ricca e fornita di libri particolarmente indicati per i ragazzi; preziose pitture e disegni esposti nei punti più appropriati; aula di ricreazione studiata nei minimi particolari per consentire uno svago razionale dopo lo studio.

La Chiesa di forma rotonda, volutamente piccola, sebbene concepita secondo gli orientamenti rivoluzionari ed arditi dell'architettura moderna, ha un non so che di intimo, di raccolto, di profondamente mistico, forse per la sobrietà dei marmi, forse anche per lo splendore dei pavimenti e delle pareti rosate, certamente per lo splendido Crocifisso sul quale sembra convergere tutta la tenue, delicata luce proveniente dall'esterno.

Nell'Istituto la vita della numerosa popolazione scolastica, dei Padri Camilliani, dei docenti esterni si svolge in un intimo quasi religioso connubio con la natura nel segno di un lavoro quotidiano che diviene inconsciamente festoso canto di gioia e fervida preghiera.

L'eco della incessante, rumorosa operosità dell'agglomerato urbano poco lontano vi giunge attutito e non turba, anzi rafforza ed accentua il senso di pace, la gelosa intimità, la incontaminata poesia, tutti sicuri, infallibili presupposti per garantire un impegno sempre più fecondo e per attingere traguardi sempre ambiziosi.


Vecchia foto di Valleradice

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