Sora Antica (La storia, la cultura, i personaggi e le tradizioni, le ricette e lemanifestazioni)


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Zibaldone bianconero

C'era una volta > C'era una volta... a Sora - D. Di Passio

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Domenico Di Passio
C' era una volta... a Sora

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Zibaldone Bianconero

Meglio tardi...

Questi scritti vogliono essere soltanto una sorta di diario semiserio ed agrodolce, nel quale verranno annotati, così alla rinfusa e senza alcuna pretesa, struggenti ricordi del passato, singolari avvenimenti quotidiani grandi e piccoli, fatti curiosi, riflessioni occasionali, massime suggerite dalla saggezza popolare, aneddoti più o meno conosciuti, insomma tutto quello che offre la vita di tutti i giorni, che può far ridere, ricordare, forse pensare e, qualche volta, anche piangere.

PADRE E FIGLI

Molti anni fa, certamente tanti, esisteva, nel territorio della nostra città un monte chiamato "La Difesa"., dove venivano portati a morire i vecchi che avevano superato gli 80 anni.
Un bel giorno, un figlio, allorché gli sembrò giunto il momento, si caricò sulle spalle il vecchio genitore e si avviò verso il luogo prestabilito.
Giunto, ansante ed affaticato, a metà dell'erta salita, chiese educatamente al padre di potersi riposare per qualche minuto e, asciugandosi il sudore, si mise a sedere su di una grossa pietra.
Il vecchio sospirò mestamente: "Questo è lo stesso sasso dove mi fermai anch'io quando venni a portare tata".
Il figlio sentì una fitta al cuore e in tutta fretta ricondusse il padre a casa.
Da quella volta, manco a dirlo, non si usa più.

IL MIGLIORAMENTO

La madre, rivolta ai figli che giocando, facevano un baccano del diavolo, gridò a piena voce: - Finitela!... oggi mi sento mezza pazza!
Il padre ordinò perentoriamente: Fate silenzio!... la mamma sta migliorando!

PREVENZIONE E... PREVENZIONE

La contadina, tenendo in testa un cesto d'uova, camminava lentamente, lungo Borgo S. Rocco, sulla coltre di neve piuttosto alta caduta durante la notte.
Il fabbro, sulla soglia della sua botteguccia, batteva il ferro sull'incudine, mentre il figlio, infreddolito ed assonnato, girava svogliatamente la forgia.
Ad un tratto, la contadina mise un piede in fallo, si alzò in volo ponendosi quasi orizzontalmente, ma, ricadendo giù, con un prodigioso gioco delle braccia, riuscì per puro miracolo a deporre delicatamente il cesto d'uova a terra, senza che se ne rompesse nemmeno uno.
Il fabbro, allora, si avvicinò al figlio e gli diede due solenni scapaccioni.
- Papà, che cosa ho fatto? - reagì il figlio, più sbalordito che addolorato.
Finiscila! Se eri tu, quelle uova le avresti rotte tutte.


COME È BRUTTA LA VECCHIAIA

Il vecchio si godeva il sole, quasi piegato in due e con la testa poggiata sulle ginocchia.
Un gruppo di giovanotti, spavaldi, rumorosi e forti, fece cerchio intorno a lui canticchiò in coro: - Nonno, come è brutta la vecchiaia vero? -
Si, è proprio brutta! Vi auguro proprio di non arrivarci!

QUA DENTRO CI STA NICOLA!

Nella chiesa, gremita di gente, si svolgeva il funerale di un certo Nicola.
Un bambino, di forse tre anni, si avvicinò alla bara e, battendo la manina sul coperchio, ripeté per ben tre volte e con voce sempre più forte:
- Qua dentro ci sta Nicola! -
I presenti, compresi i parenti del morto, non riuscirono a trattenere un sorriso.
Qualcuno lo zittì.
Il bambino, come assorto in chissà quali pensieri, si mise a sedere ai piedi dell'altare.
Né si mosse più.
Ma, quando il sacerdote portò il calice alla bocca, si alzò di scatto e, scuotendolo per il camice, disse: - Nicola è morto e tu bevi il vino!

SE FOSSE BELLA LA FATICA

L'operaio, sporco e sudato, lavorava di picco e di pala per eliminare una perdita d'acqua sulla strada.
Un prete, fresco, riposato e ben pasciuto, passava di lì con passo lento e misurato.
- Sor'abà - sentenziò ironicamente l'operaio - come è brutta la fatica!
E già se era una cosa bella, noi preti la facevamo fare a voi operai! - rispose pronto il sacerdote.

IL MESSAGGIO PER L'ALTRO MONDO

Al momento di chiudere la bara, secondo un'usanza del posto, amici e parenti affidavano al morto un messaggio per il mondo al di là.
Anche con Francesco, deceduto il giorno avanti, la singolare e curiosa tradizione fu puntualmente rispettata.
Ognuno aspettò, in silenzio e disciplinatamente, il suo turno e, alla fine, tutti ebbero modo di formulare una personale ambasciata da recapitare ai propri cari defunti.
Una donna sospirò: - France'; devi dire a mio marito che sono stata calunniata... non è vero che me la faccio col compare!
Un uomo aggiunse; - France'; riferisci a mia madre che senz'altro farò celebrare le messe, però almeno lei mi facesse vincere un terno al lotto!
Una ragazza gemette: - France'; comunica a mio padre che io lo perdono per aver dato tutta la roba a mio fratello... però provvedesse che io non voglio rimanere zitella!
Un vecchio balbettò: - France'; rassicura le mie tre mogli che, in fondo in fondo, a rimanere solo a questo mondo non é poi tanto brutto!
La vedova, cui era riservato il privilegio di parlare per ultima, con la voce rotta dai singhiozzi, mormorò: - France'; quando arrivi all'altro mondo, fatti i c... tuoi, perché non bastano le liti che hai provocato qui, vai a mettere "commedia" anche là!

VOGLIA DI MORIRE

- Beato lui che è morto! - sospirò con mestizia la moglie, mentre, senza volerlo, chiudeva il medio e l'anulare e faceva scattare in avanti l'indice ed il mignolo di entrambi le mani.
Parole sante! - fece eco il marito, portandosi istintivamente le mani in tasca, attento a non trascurare proprio nessuno degli scongiuri di rito.


IL LETTONE

La maestra, non tanto per sapere ma giusto per intrigarsi, aveva dato un tema sul papà.
Un alunno scrisse testualmente: "Il mio papà fa l'autista e viaggia spesso. Quando lui non c'è io sono molto triste, perché a casa viene il compare e lui non vuole che dorma nel lettone come faccio sempre con i miei genitori.

IL PANCIONE

La madre, incinta per la seconda volta e già piuttosto grossa, affascinata dalle nuove e moderne teorie, con molta prudenza, paziente gradualità e meticolosa ricerca delle parole, era finalmente riuscita a spiegare al figlio di appena quattro anni come nascono i bambini, come fosse tutta una bugia la favola delle cicogne e del carciofo, perché, insomma, avesse quel pancione grande così.
Il bambino, qualche giorno dopo, mentre era al bar col padre, vedendo un signore grosso e grasso, si avvicinò e toccandolo sull'enorme pancione, disse: - Anche tu hai un bambino qua dentro?
L'uomo, visibilmente offeso e contrariato, obiettò: - Sicuramente ti ha mandato tuo padre, vai a quel paese tu e lui!

LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI

II prefetto, a seguito di un esposto anonimo, convocò polizia, guardia di finanza e carabinieri e ordinò una severa inchiesta a carico del primo cittadino di un piccolo comune.
Il sindaco, persona seria ed onesta, venuto a conoscenza della cosa, chiese udienza e, con modi urbani ma decisi, protestò per l'umiliazione e l'affronto subiti.
Il prefetto, sorridendo amabilmente e con fare paterno, replicò: - Non devi preoccuparti minimamente che ne uscirai pulito e con decoro ed una stima consolidati!
Qualche tempo dopo, anche contro il prefetto fu inoltrato un esposto senza firma.
La convocazione di polizia, guardia di finanza e carabinieri fu altrettanto immediata, ma, questa volta, l'ordine perentorio fu di scoprire ed arrestare il vile calunniatore.
II sindaco chiese di nuovo udienza e garbatamente fece notare al prefetto come avesse perduta un'ottima occasione per dimostrare di essere al di sopra di ogni sospetto e per consolidare il suo buon nome.
Si salvò dalle manette per puro miracolo!

LUTTO STRETTO

Sulla finestra, tra i vasi dei gerani in fiore e di basilico profumato, faceva bella mostra di sé un grosso vaso da notte con un bel nastro nero avvolto attorno attorno.
Nel vicolo stretto, risuonò, puntuale ed allegra, la voce di una vicina che, per prima se ne era accorta: -Mari che t'é seccessé?
La padrona di casa, pettinandosi i lunghi capelli sciolti, spiegò con tono sprezzante: - Sónghe letegàte che lla chemmara Uncenza... 'nme chiama chiù... e so misse le lutte agli pisciature!

LA NONNA IN VACANZA

Due sposini freschi, non volendo rinunciare alle vacanze, convinsero la vecchia nonna vicina ai 92 anni, che del resto accettò assai di buon grado, a partire con loro.
Caricarono una bella barca sul portabagagli della macchina e via verso il mare alla ricerca di un camping non troppo in vista.
Una sera lasciarono sola la nonnina per andare a ballare, ma rientrando, la trovarono morta.
All'iniziale sorpresa, all'inevitabile sgomento, fece subito seguito la lucida determinazione di andare via alla chetichella per non incappare nelle lungaggini della burocrazia e per non arrecare disturbo agli altri campeggiatori.
Il corpo della vecchia, ancora caldo, fu avvolto in un telone e nascosto con cura dentro la barca.
Durante il rapido, silenzioso e triste viaggio di ritorno, i due sposini si fermarono a bere un caffè.
Fu questione di alcuni minuti.
Usciti dal bar, non trovarono più la macchina. Denunciarono l'accaduto al più vicino posto di polizia. Naturalmente non furono creduti.
E finirono in carcere, dove non si sa quanto tempo rimasero, anche perché, davanti al giudice che li interrogava, ogni tanto ridevano, immaginando la faccia dei ladri allorché avrebbero scoperto cosa c'era nella barca.

CAZZITTE E LO "ZITONE" CHE UCCIDE

Cazzitte era andato a comprare un chilo di maccheroni e, come al solito, tardava a tornare, distratto in mille modi dai cuccioni che non gliene mandavano una buona.
L'acqua nella pentola bolliva e ribolliva, e l'abate, fumando nervosamente una serraglio dopo l'altra, ogni tanto si portava all'imbocco della lunga scalinata di S. Silvestro e lo chiamava a gran voce.
Finalmente ricomparve, calmo e tranquillo, trascinando gli enormi piedi piatti, scalzi e muniti di una callosità spessa alcuni centimetri.
L'abate alzò la mano come per dargli un ceffone.
Cazzitte, allargando le gambe, si mise in posizione di difesa, sfilò fulmineo uno "zitone" e, con tono perentoriamente minaccioso, gridò: - Gnor'abbà, 'n te mòue... ca sennò te spanze!!

L'EDUCAZIONE DEI FIGLI

Alcuni ragazzi si divertivano un mondo a spruzzare con pistole giocattolo acqua non proprio pulita sulle donne che passavano.
Un signore, disgustato dalla scena, rivolgendosi ad una delle malcapitate, esclamò: -Maleducati! La colpa è dei genitori! Se fossero figli miei, saprei come comportarmi con loro per farli rigare diritto!
-Signore, mi creda!- disse la donna, -anch'io, come lei, sono molto severa e rigida quando si tratta di educare i figli... degli altri!

I MAZZÉRI

I due fratelli correvano veloci verso il campo, sebbene all'inizio della partita mancasse più di un'ora.
Ad un certo punto, quello più piccolo domandò: - O frà, ogge tràme?
L'altro, quello più grande, fu subito d'accordo a condizione che fosse lui, al momento opportuno a dare il segnale della battaglia.
La prima scaramuccia con i numerosi, aggressivi e vocianti tifosi al seguito della squadra ospite si verificò quando i giocatori fecero il loro ingresso sul rettangolo di gioco.
Il fratello più piccolo, chiese ansioso: - O fra, sembàme? -
- Aspetta! - fu la risposta secca ed un po' irritata. L'atterramento di un giocatore locale scatenò un secondo parapiglia sulle gradinate ed in alcuni settori delle tribune.
Il ragazzo, ormai al colmo dell'eccitazione, stava per andare all'assalto senza aspettare il via, ma il fratello maggiore lo trattenne per un braccio.
- Férmete 'n 'è ancora i meménte! sibilò fra i denti.
La mancata concessione di un rigore, grosso come una casa, fu la scintilla per un furibondo, generale, colossale "repetone". II fratello minore credette ormai giunto l'attimo fatale ed urlò: - O frà, tràme!
Si, tràme a... jrecénne! replicò il maggiore, -... ca ogge iécche c'abbòttene 'e mazzate !!!

LA SCORPACCIATA

Seduto davanti al bar, prima di attaccare la solita, interminabile passatella, raccontò, per filo e per segno, agli amici, silenziosi e stupiti, tutto quello che aveva mangiato a mezzogiorno.
Fettuccine, abbacchio al forno con patate, pollo e peperoni, una trota, frutta, dolce, vino rosso e... tante altre cose buone.
Bevve troppa birra, si sentì male e vomitò... una montagna di polenta.

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